
Che la musica facesse bene al cervello non è una novità. Fa bene come il cibo, il sesso e lo sport, cioè da' piacere, come assumere alcool o droghe. La musica, infatti, ha lo speciale potere di suscitare sentimenti e risvegliare emozioni, modificando stati d'animo e comportamenti. Quante volte, infatti, ci sarà capitato di commuoverci ascoltando una melodia struggente o di trovare la carica dalle note di un pezzo rock? Ed a sostenere l'effetto benefico di note e melodie sul cervello sono gli scienziati, che stanno cercando di capire come ciò avvenga.
E' ormai certo, grazie anche alla disponibilità di mezzi strumentali sempre più sofisticati, che il cervello reagisca alla musica attivando alcuni centri del piacere, gli stessi che vengono stimolati durante le cosiddette "attività gratificanti", come mangiare, fare sesso, giocare, fare sport e per alcuni, usare tabacco, assumere alcolici e anche droga. Prima degli scienziati del XX secolo, gli influssi benefici della musica erano già stati compresi e utilizzati nelle societa' primitive, dove "la pratica musicale-a detta della psicologa del Cnr Graziani- era legata a esigenze primarie, quali simboli, ritualità, espressioni di identità totemiche e accompagnava, con cibo e sesso, rituali come la caccia, la guarigione, l'iniziazione e addirittura la guerra". Oggi purtroppo la musica ha perso il suo valore primitivo per avere una valenza prevalentemente intrattenitiva.
Intanto se è chiaro che la musica agisce sul cervello, non e' ancora chiaro quale sia l'area encefalica che sa apprezzare la musica. C'e' chi sostiene sia l'emisfero destro, quello deputato alla raccolta ed elaborazione dei processi emotivi, mentre altri studiosi hanno dimostrato che anche l'emisfero sinistro, quello preposto ai processi logici, e' altrettanto coinvolto. Le reazioni, comunque sono molto più complesse: i diversi elementi che compongono la musica (tono, ritmo, melodia) si distribuiscono su entrambi gli emisferi cerebrali.
La musica si conferma come un "linguaggio universale" e si ritiene che la capacità di apprezzarla sia connaturata nelle persone ancora prima della nascita, nel grembo materno. Una delle ipotesi più recenti è che l'area del cervello coinvolta dalla musica sia collegata alle parti legate alla memoria, alle emozioni, all'apprendimento, per cui si associa all'ipotesi che la musica abbia effetto sulla memoria, aiuti i bambini ad apprendere più facilmente e gli anziani a conservare più a lungo le facoltà intellettuali.
''Forse potenzia solo fasi di concentrazione e resa delle abilita' individuali, che in modo piu' 'pedestre', si esprime con l'impiego di diffusione sonora nelle stalle per stimolare la produzione di latte'' continua Graziani. ''Ma -aggiunge- anche nella grande e piccola distribuzione, per sviluppare comportamenti di consumo, fra gli umani''. Del resto basti pensare agli altoparlanti, strategicamente distribuiti nei supermercati e centri commerciali che diffondono musica ad hoc per incitare i clienti ad effettuare un maggior numero di acquisti, insieme a sapienti e organizzate strategie di marketing.
Qualche anno fa sui giornali circolava la notizia che la musica del compositore Wolfgang Amedeus Mozart favorisse la memoria e l'intelligenza. Oggi, "l'effetto Mozart" non e' più sostenuto dai ricercatori, mentre si ritiene che i bambini che studiano musica abbiano una marcia in più', rispetto ai coetanei, nell'apprendimento della matematica.
Ma ''come per la matematica, per cui i bambini stimolati alla logica utilizzerebbero diverse capacita' cerebrali -suggerisce Alberto Oliverio- e' difficile dire se i bambini nascano con una struttura cerebrale peculiare''.
Comunque, qualunque siano i meccanismi per i quali la musica ci da' piacere, gli scienziati sono d'accordo fra loro: ascoltarla non può che farci bene. E allora buon ascolto!
E' ormai certo, grazie anche alla disponibilità di mezzi strumentali sempre più sofisticati, che il cervello reagisca alla musica attivando alcuni centri del piacere, gli stessi che vengono stimolati durante le cosiddette "attività gratificanti", come mangiare, fare sesso, giocare, fare sport e per alcuni, usare tabacco, assumere alcolici e anche droga. Prima degli scienziati del XX secolo, gli influssi benefici della musica erano già stati compresi e utilizzati nelle societa' primitive, dove "la pratica musicale-a detta della psicologa del Cnr Graziani- era legata a esigenze primarie, quali simboli, ritualità, espressioni di identità totemiche e accompagnava, con cibo e sesso, rituali come la caccia, la guarigione, l'iniziazione e addirittura la guerra". Oggi purtroppo la musica ha perso il suo valore primitivo per avere una valenza prevalentemente intrattenitiva.
Intanto se è chiaro che la musica agisce sul cervello, non e' ancora chiaro quale sia l'area encefalica che sa apprezzare la musica. C'e' chi sostiene sia l'emisfero destro, quello deputato alla raccolta ed elaborazione dei processi emotivi, mentre altri studiosi hanno dimostrato che anche l'emisfero sinistro, quello preposto ai processi logici, e' altrettanto coinvolto. Le reazioni, comunque sono molto più complesse: i diversi elementi che compongono la musica (tono, ritmo, melodia) si distribuiscono su entrambi gli emisferi cerebrali.
La musica si conferma come un "linguaggio universale" e si ritiene che la capacità di apprezzarla sia connaturata nelle persone ancora prima della nascita, nel grembo materno. Una delle ipotesi più recenti è che l'area del cervello coinvolta dalla musica sia collegata alle parti legate alla memoria, alle emozioni, all'apprendimento, per cui si associa all'ipotesi che la musica abbia effetto sulla memoria, aiuti i bambini ad apprendere più facilmente e gli anziani a conservare più a lungo le facoltà intellettuali.
''Forse potenzia solo fasi di concentrazione e resa delle abilita' individuali, che in modo piu' 'pedestre', si esprime con l'impiego di diffusione sonora nelle stalle per stimolare la produzione di latte'' continua Graziani. ''Ma -aggiunge- anche nella grande e piccola distribuzione, per sviluppare comportamenti di consumo, fra gli umani''. Del resto basti pensare agli altoparlanti, strategicamente distribuiti nei supermercati e centri commerciali che diffondono musica ad hoc per incitare i clienti ad effettuare un maggior numero di acquisti, insieme a sapienti e organizzate strategie di marketing.
Qualche anno fa sui giornali circolava la notizia che la musica del compositore Wolfgang Amedeus Mozart favorisse la memoria e l'intelligenza. Oggi, "l'effetto Mozart" non e' più sostenuto dai ricercatori, mentre si ritiene che i bambini che studiano musica abbiano una marcia in più', rispetto ai coetanei, nell'apprendimento della matematica.
Ma ''come per la matematica, per cui i bambini stimolati alla logica utilizzerebbero diverse capacita' cerebrali -suggerisce Alberto Oliverio- e' difficile dire se i bambini nascano con una struttura cerebrale peculiare''.
Comunque, qualunque siano i meccanismi per i quali la musica ci da' piacere, gli scienziati sono d'accordo fra loro: ascoltarla non può che farci bene. E allora buon ascolto!
1 commento:
quale che sia l'area del cervello che fa apprezzare la musica,rimane,per me,sicuro che non c'é balsamo migliore per far viaggiare la mente in positivo;sostitutiva di droga e alcol.PAROLA MIA!
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